venerdì 27 gennaio 2012

Medicina: malato ai reni 1 italiano su 7, linee guida per medici famiglia

Bastano esami delle urine e del sangue, semplici ed economici, per intercettare i primi segni 'spia' di un malessere renale. E avviare così un percorso di diagnosi ultra precoce, in grado di rallentare il danno d'organo che porta alla dialisi e alla necessità di trapianto. 
Si rivolgono innanzitutto al medico di famiglia le Linee guida italiane per l'identificazione, prevenzione e gestione della malattia renale cronica, che negli Stati Uniti e in Europa colpisce il 20% circa della popolazione. In Italia si stima che il 13% degli adulti, più di uno su 7, soffra di un'insufficienza renale moderata ossia una funzione dimezzata o più che dimezzata rispetto alla norma. 
Riconoscere questo deficit il prima possibile, già nell'ambulatorio del medico di medicina generale, è l'obiettivo delle Linee guida presentate oggi dalla Società italiana di nefrologia (Sin) e dall'Istituto superiore di sanità (Iss). 
Il documento, in 29 punti, è il primo testo tutto italiano a disposizione non solo dello specialista nefrologo, ma anche e soprattutto del medico di famiglia. 
Le Linee guida 'tricolori' - scaricabili online sul sito Internet della Sin (www.sin-italy.org) - si basano su circa mille studi scientifici; sono frutto del lavoro multidisciplinare degli esperti di 13 società scientifiche coordinate dall'Iss, di metodologi dello stesso Istituto nel ruolo di guida e di rappresentanti dei pazienti. Fra le indicazioni riportate nel documento, infatti, è prevista anche una maggiore informazione al malato. Una delle novità più importanti delle Linee guida che codificano l'iter diagnostico e la terapia delle malattie renali è "il coinvolgimento attivo, per la prima volta, dei medici di medicina generale nella diagnosi precoce dei malati: dovranno identificare i soggetti a rischio di malattia prima della progressione irreversibile - spiega una nota - poi quelli a rischio di peggioramento, ma anche assicurarsi della continuità dei controlli e dell'aderenza alla terapia".
Le Linee guida italiane, continua la nota, "introducono valutazioni più precise della misurazione della funzione renale di ciascun individuo e dei fattori di rischio relativi all'insorgenza dell'insufficienza renale e delle sue complicanze cliniche". Inoltre "forniscono indicazioni per assicurare un maggiore controllo delle malattie associate a quella renale", quindi delle possibili complicanze della nefropatia. Infine, "prevedono più informazioni al paziente sulla malattia e la sua evoluzione, comprese le misure da adottare per minimizzare le complicazioni". "Le Linee guida presentano diverse importanti novità sul riconoscimento e trattamento delle malattie renali prima ancora che sia rilevabile una riduzione della funzione del rene - sottolinea Rosanna Coppo, presidente Sin - Si tratta di un aspetto di fondamentale importanza: la diagnosi precoce può ridurre l'evoluzione alla dialisi e la comorbilità cardio-vascolare, ma può addirittura arrestare del tutto situazioni iniziali di danno renale e lo sviluppo di malattia renale cronica progressiva. Gli esami che possono indirizzare ad una diagnosi precoce", e cioè "l'esame delle urine e della creatininemia, sono semplici, specifici e poco costosi", precisa la specialista. E se i risultati sono alterati, questi test "danno inizio ad una diagnostica ben standardizzata ed efficace". "Queste linee guida, elaborate da un panel multidisciplinare sulla base delle prove di efficacia - aggiunge Alfonso Mele dell'Iss - oltre a consentire una gestione più appropriata della malattia renale cronica, saranno uno strumento utile a favorire una pratica clinica più uniforme ed una gestione più razionale delle risorse economiche". La malattia renale cronica è una condizione progressiva spesso legata a fattori di rischio come diabete e ipertensione, che nell'ultimo stadio prevede come soluzione il ricorso alla dialisi e al trapianto. Un riconoscimento precoce può esser utile per arrestare o rallentare la progressione di questa malattia verso le fasi più avanzate, dunque per prevenire le sue complicanze.