giovedì 1 marzo 2012

Salute: 6% italiani 'sensibile' al glutine, un algoritmo per diagnosi

Una reazione alla gliadina, una proteina presente nel frumento, e ad altre proteine simili che si trovano nella segale e nell’orzo. E' la sensibilità al glutine, una condizione che causa problemi gastrointestinali, mal di testa, spossatezza, ma non sembra comportare una risposta autoimmune come nel caso della celiachia. E, secondo nuove stime internazionali, colpisce anche in Italia, il 6% della popolazione. E' quanto emerge dai risultati della prima Consensus Conference dedicata alla sensibilità al glutine, pubblicati su 'BMC Medicine'. Che ha messo a punto anche un algoritmo per una corretta diagnosi di questa condizione.
Nel lavoro 15 esperti provenienti da 7 Paesi, tra cui l’Italia, stabiliscono una nuova definizione comune dei disturbi glutine-correlati e identificano per la prima volta i criteri di distinzione tra celiachia, allergia e sensibilità al glutine. Con una stima del 6% di prevalenza nella popolazione mondiale, la sensibilità al glutine potrebbe dunque essere una delle più comuni patologie al giorno d’oggi. "Con la sensibilità al glutine siamo allo stesso punto di svolta affrontato con la celiachia più di 20 anni fa", afferma Alessio Fasano, direttore dell'University of Maryland Center for Celiac Research di Baltimora (Usa) e membro del Comitato Scientifico del Dr. Schär Institute, centro che ha organizzato l'incontro. "Stiamo iniziando a comprendere come la sensibilità al glutine agisca sugli individui e, anche se dobbiamo ancora indagare i suoi meccanismi molecolari, sappiamo con certezza che la sensibilità al glutine è una condizione diversa dalla celiachia".
Dal lavoro degli esperti è emerso anche il primo algoritmo per la diagnosi della sensibilità al glutine. "Per la prima volta – afferma Carlo Catassi, docente di pediatria presso l'Università Politecnica delle Marche di Ancona– abbiamo individuato un'accurata procedura diagnostica per la sensibilità al glutine. Per una corretta diagnosi - premette - è necessario escludere la celiachia e l'allergia al frumento con test appropriati".
"Per quanto riguarda i sintomi - continua Catassi - il raggio è molto ampio: i più comuni possono andare da dolore addominale, a mal di testa, spossatezza, dolori muscolari, formicolio delle estremità fino alla depressione. Infine a differenza della celiachia, la sensibilità al glutine non segue un percorso prefissato: i sintomi possono essere più pronunciati o scomparire nel tempo".
"Fino a poco tempo fa - interviene Anna Sapone, della II Università di Napoli - avevamo a che fare con pazienti i cui sintomi non combaciavano con nessun indicatore preciso. Questo portava i nostri colleghi a pensare che i pazienti migliorati grazie alla dieta senza glutine, stavano semplicemente beneficiando di un effetto placebo. Ora sappiamo al contrario che i pazienti sensibili al glutine possono essere 'curati’ con la dieta gluten-free". Nella celiachia le proteine complesse del frumento, segale ed orzo inducono il sistema immunitario ad attaccare l’intestino tenue. Se la patologia non viene diagnosticata e trattata, può portare al diffondersi di altri disturbi, come osteoporosi, infertilità, condizioni neurologiche particolari e, in rari casi, al cancro.
A differenza della celiachia, la sensibilità al glutine non è associata a queste patologie e sembra innescare una risposta immunitaria differente. Una recente ricerca pubblicata a marzo 2011 dal team di Fasano ha svelato le differenze nei livelli di permeabilità intestinali e l’espressione dei geni che regolano la risposta della mucosa intestinale, nella celiachia e nella sensibilità al glutine. "Celiachia e allergia al frumento generano risposte dal sistema immunitario adattivo - conclude Fasano - mentre riteniamo che le reazioni nella sensibilità al glutine siano correlate al sistema immunitario innato, generando in questo modo una risposta più immediata".